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domenica 29 novembre 2009

Il triangolo maledetto Civitavecchia,Tarquinia,Allumiere: il cementificio taroccato e le ceneri d'oro .

Non occorre molta fantasia per capire che il cementificio di Pian de' Cipressi smaltirà le ceneri di TVN, tossiche e pericolose, e chiuderà la filiera del carbone. A poche centinaia di metri intanto, allo “Spizzicatore”, avverrà lo stoccaggio e la lavorazione della “monnezza” romana per avviarla alla centrale Enel.

Un tempo granaio dell'Urbe, ora Tarquinia è candidata a discarica di Roma e ricettacolo di industrie inquinanti insieme ad Allumiere e Civitavecchia; gran salto di qualità! Una conferma del degrado che avanza viene dal settore immobiliare: a Tarquinia 500 appartamenti sono in vendita e restano per lo più invenduti, rendendo per molti indisponibili i risparmi di una vita messi nel mattone. I cittadini reagiscono per esercitare un autonomo sindacato di controllo e l'ultimo “Informiamoci” ha fatto luce su fatti incredibili. Il decollo della zona industriale, con sottrazione di fertile suolo agricolo, avrebbe avuto ragione d'essere a fronte di investimenti nella filiera alimentare, magari per la trasformazione e la conservazione dei prodotti ortofrutticoli o per valorizzare in un momento di crisi l'eccellente grano duro di Maremma o in alternativa per insediare opifici destinati alla sostenibilità ambientale.

Invece no, gli abitanti di Tarquinia, Allumiere e Civitavecchia vengono condannati a inalare una dose ancora maggiore di micidiali polveri sottili, emesse abbondanti dai cementifici, per aiutare l'economia del cemento in un Paese che di cemento soffoca. Per sostenere il cementificio il Sindaco di Tarquinia ha affermato che può inquinarci ma l'inquinamento deve essere a norma di legge, trascurando la somma di inquinanti provenienti da più fonti. Il Consiglio Comunale di Tarquinia nel luglio 2008 s'era fatto carico di questa preoccupazione, deliberando (con delibera rimasta lettera morta) che la zona industriale fosse assoggettata a VAS (Valutazione Ambientale Strategica) per considerare tutte le fonti d'inquinamento e gli effetti cumulati per gli abitanti. Da oltre 24 mesi il Sindaco di Tarquinia cura la richiesta della società “Iniziative Industriali srl” che vuole costruire il cementificio a Pian de' Cipressi.

L'impianto è previsto a confine con un altro sito inquinante: il deposito di carbone, del quale si sta tentando l'ampliamento innalzando da 40.000 a 100.000 tonnellate la quantità di pet-coke stoccato a cielo aperto. I cittadini hanno appurato che la società proponente del cementificio ha un capitale sociale di 10.000 euro, roba solida per intenderci, e l'amministratore unico possiede la quota di 1(uno) Euro. Gli altri 9.999 sono della società fiduciaria Cordusio SpA., che nasconde a norma di legge l'identità di chi ha l'interesse reale a costruire il cementificio. Strano comportamento per un'iniziativa imprenditoriale di tale portata! Su questo segreto, all' ultimo consiglio comunale il Sindaco di Tarquinia ha mandato un “pizzino” verbale all'opposizione, esortandola a spiegare chi c'è dietro il cementificio. Ha poi replicato l'avvertimento in un comunicato stampa. Dal “pizzino” ripetuto si capisce trattarsi di un personaggio innominabile noto all'opposizione. Ma come fa il sindaco a conoscere chi si nasconde dietro la società fiduciaria? Ha potuto guardare nella scatola blindata e sa? Quindi la Cordusio nasconderebbe l'innominabile solo ai cittadini, il sindaco ne conosce il nome ma non lo rende noto e tenta di giungere all'approvazione del cementificio forzando politicamente la complicità dell'opposizione, probabilmente legata da obblighi di partito nei confronti dell'innominabile. Altro aspetto che sta emergendo è che dalla zona industriale dovremo aspettarci solo malvagità perché sembra che buona parte dei 430 ettari su cui si estende, siano riconducibili ad un unico centro d'interessi. Al Comitato dei Cittadini Liberi non resta che invocare la Magistratura per conoscere e far conoscere alla città il vero volto di chi si cela dietro il progetto di un cementificio taroccato calorosamente sostenuto dal Sindaco Mazzola. Nello studio ambientale di progetto, il documento più delicato per la nostra salute, l'intero capitolo delle emissioni in atmosfera è falsato: falsata la collocazione del cementificio, falsati i dati dei venti dominanti da Est in tutte le stagioni, falsati i dati di ricaduta degli inquinanti rilasciati da micidiali filtri a manica.

Ed è tutto voluto, non c'è errore; probabilmente si voleva evitare la somma delle polveri ultrasottili emesse dal cementificio con quelle in arrivo dal carbone bruciato a TVN, sia verso Tarquinia che verso Allumiere. Ma a Pian de' Cipressi il vento dominante non può spirare da Est, i Monti della Tolfa lo impediscono. Un altro errore tocca la potenza dell'impianto: 4.500 o 6.500 KW? In un documento compare il primo valore, in un altro il secondo. Non c'è errore di battitura, si tratta della somma di valori diversi che generano totali diversi. Taroccato con spudoratezza e allora due sono le possibilità: o l'amministrazione è stata truffata e sarà lei a denunciare alla magistratura quanto è accaduto, oppure l'amministrazione è complice e i cittadini chiederanno giustizia.

Consiglieri Comunali non siate complici, nemmeno con il silenzio, qui non c'è disciplina di partito. Dovete rispondere solo alla vostra coscienza, dopo aver rimosso eventuali interessi personali se pesano sui vostri si. È auspicabile che il Consiglio prenda le distanze dal cementificio, anche per difendere l'unanime indirizzo dato nel 2008: niente impianti insalubri o inquinanti sul territorio di Tarquinia. A noi non resta altro che andare dal Magistrato.

giovedì 5 marzo 2009

Ritorna il vecchio nucleare..e Montalto di Castro è il posto privilegiato!


Il nucleare che si apprestano tanto a pubblicizzare intanto crea problemi in tutto il mondo.
Ecco un piccolissimo esempio:

GERMANIA: NUCLEARE DA BERE, LA RADIOATTIVITA' CHE FA PAURA

Nelle miniere di Asse, piccolo rilievo della Germania settentrionale, nel cuore di una montagna di sale, riposano da decenni rifiuti a media e bassa radioattività provenienti anche dalle centrali nucleari tedesche. Un luogo per seppellire 126.000 contenitori stipati al “sicuro” da molti pericoli. Ma non da tutti. All'impovviso 12 anni fa è accaduto l'imprevedibile: una piccola vena d'acqua ha cominciato a sgorgare all'estremità di uno dei tunnel della miniera che custodisce la “monnezza” nucleare a 550 metri sotto terra. Solo in questi giorni, però, la notizia è diventata di dominio pubblico, dopo essere stata più o meno segretamente custodita tra gestore del deposito, governo del land (Bassa Sassonia) e governo federale. Pochi litri d'acqua, si parla di poco più di dieci metri cubi al giorno e l'intera Germania ha cominciato a tremare, perchè si tratta di una bomba ad orologeria. Il tempo massimo di tenuta dei contenitori è 150 anni. Quello minimo non è ancora chiaro. Il fenomeno accaduto venne descritto con dovizia di particolari da un giovane ingegnere che si occupò del problema a fine anni '70, quando il sito riceveva ancora i bidoni destinati allo stoccaggio temporaneo in attesa di una soluzione definitiva. Era una critica scomoda per i lucrosi interessi in gioco. La soluzione definitiva non c'è ancora ma ora l'emergenza è un altra, perchè nessuno sa come trattare i contenitori per paura di romperli. Qualcuno li vorrebbe seppellire ancora meglio in una colata di calcestruzzo. Una pazzia dopo l'altra, perchè si perderebbe qualunque possibilità di controllo.
Per ora c'è solo da tremare.


Nella foto, la sezione del tunnel “che fa acqua” contenente i 126.000 bidoni di rifiuti nucleari a rischio

sabato 31 gennaio 2009

Inquinamento:le prime a morire sono le api poi di seguito....


Le api? Sono la cartina di tornasole di tutta quella porcheria che sistematicamente ad hoc!!! piove dal cielo,poi sarà anche colpa dei fitofarmaci non c'è dubbio,ma intanto perchè non facciamo analizzare da persone fidate e serie l'acqua piovana e tutto il resto che si trova sulla superfice del terreno da coltivare e non?? Di questo passo, non saranno solo le api a lasciarci la pelle,......le patologie incurabili sono in aumento....vi siete mai chiesti perchè?? buona lettura. ....


dal manifesto.it

Manuela Cartesio
L'ape e la goccia killer


Basta far politica sulle api!», tuona Agrofarma.
A mandare su tutte le furie l'associazione delle imprese produttrici di fitofarmaci è la «guttazione». E' la spiegazione, parzialmente inedita, del perché in tutto il mondo le api stanno morendo a sciami.'L'hanno presentata alcuni ricercatori dell'Università di Padova al Congresso degli apicoltori, In corso a Sorrento. La responsabilità degli insetticidi neoni-cotinoidi nella moria degli api è già sufficientemente acclarata. Tant'è vero che persino in Italia ne è stato sospeso l'impiego (anche se solo temporaneamente, in attesa di raccogliere ulteriori prove scientìfiche). I neonicotinoidi sono usati per «conciare» i semi del mais, prima della semina. Finora si pensava che gli effetti micidiali sulle api derivassero dalla dispersione dei neonicotinoidi al momento della semina. 0 dall'inquinamento di polline e nettare da essi causato. I ricercatori di Padova aggiungono una terza via di trasmissione: le «gutte», le gocce d'acqua essudate sulla punta delle foglie dalle piantine di mais. In quelle gocce il Dipartimentio di chimica patavino ha rinvenuto una concentrazione di neonicotinoidi di una decina di milligrammi per litro. Ne basta molto meno per ammazzare un'ape. Se beve l'acqua contaminata muore entra 2-10 minuti, dice il professor Vincenzo Girolami. Se si limita a sfiorarla con la ligula (la lingua a proboscide), ci vogliono 20-40 minuti ma il risultato è lo stesso.
Questa scoperta, commenta Francesco Panella, presidente degli apicoltori, fa ancor più risaltare la superficialità con cui sono state concesse le autorizzazioni all'uso di molecole a effetto neurologico sistemico, «che trasformano le piante tal quali in insetticidi perenni». Inoltre, se 11 veleno"vlaggla anche attraverso le gocce di linfa, ne consegue che il problema non si risolve modificando le seminatrici e migliorando le tecniche di concia. Agrofarma definisce la guttazione «un'ipotesi improbabile». Il mais, argomenta l'associazione, non produce nettare, quindi è «curioso» che le api per dissetarsi ricorrano a una pianta per loro «cosi poco attrattiva». «Colpisce la natura tutta politica delle accuse lanciate dagli apicoltori». Questi ultimi, secondo Agrofarma, continuano «ad alzare la posta», alimentano «una deriva ideologica che non trova mai fine». Anche la faccia tosta di Agrofarma è infinita. Nella sua nota sostiene che «al momento non esistono evidenze scientifiche che dimostrino un nesso causa effetto tra l'impiego di agrofarmaci e lo spopolamento degli alveari». E' vero che sul banco degli imputati ci sono anche le onde elettromagnetiche e le scie chimiche e biologiche rilasciate nell'aria (da metalli, batteri, virus). Ma i fitofarmaci sono i maggiori indiziati.
Contro i nuovi insetticidi puntano il dito gli apicoltori giunti a Sonento da mezza Europa: «sono incompatibili con la natura e con la vita». Per Manuel Izquierdo, del sindacato agricolo Coag, ¡I crollo nel 2008 della produzione di miele in Spagna ha una causa «inequivocabile»: l'impatto sempre più massiccio e deleterio degli insetticiti sulle campagne spagnole. L'associazione degli apicoltori italiani stima che la scorsa primavera nella sola Pianura Padana siano state spopolate 40-50mila amie.
La moria delle api, oltre a far diminuire la produzione di miele, mette a rischio l'impollinazione delle principali colture alimentari. Di tutto questo si paria domani nella tenuta di San Rossore al convegno "Dove non volano le api", organizzato dalla Regione Toscana.

lunedì 10 novembre 2008

Non lasciate morire Taranto di cancro

Riflessione:pensate ci sia molta differenza con il nostro polo energetico nel Lazio?






FIRMA QUI L'APPELLO
AIL sezione TARANTO

NON LASCIATE MORIRE TARANTO DI CANCRO
Emissioni diossina a Taranto dell’ILVA S.p.A
(rilevazioni Arpa Puglia)

12 Giugno '07 2,4 nanogrammi per metro cubo d’aria
14 Giugno '07 4,3 nanogrammi per metro cubo d’aria
16 Giugno '07 4,9 nanogrammi per metro cubo d’aria
Febbraio 2008
7 nanogrammi per metro cubo d’aria


Il diritto alla salute
è l’unico inalienabile e non comprimibile!
Lo Stato italiano e gli Enti locali
non possono restare inerti dinanzi a questo scempio!



Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Ambiente
A tutti i rappresentanti italiani presso le Istituzioni Europee
A tutti i Parlamentari e i Senatori Italiani
Al Governatore della Regione Puglia
Al Prefetto di Taranto
Al Presidente della Provincia di Taranto
Al Sindaco di Taranto
CHIEDIAMO
Predisposizione a brevissimo termine di un monitoraggio 24 ore su 24, ad opera dell’ARPA PUGLIA, delle emissioni inquinanti degli impianti: ILVA S.p.A, dell’ENI S.p.A., della centrale EDISON, dell’ENI POWER, della CEMENTIR.
Riduzione, in applicazione della normativa comunitaria (Decisione del Consiglio 2004/259/CE), del limite di emissione di diossina a 0.4 ng TE/m3 -0.4 nanogrammi per metro cubo normalizzato (valore espresso in tossicità equivalente), attraverso la modifica del Dlgs 152/2006 o attraverso la stipula di specifici accordi d'intesa tra lo Stato, la Regione Puglia, la Provincia di Taranto, il Comune di Taranto, e i gestori degli impianti industriali (art.5 co. 20 del D.L.vo 59/2005).
Potenziamento del registro Tumori della Provincia Jonica, al fine di avere a disposizione dei dati di incidenza e mortalità per neoplasie “scientificamente rilevanti”.
NON RILASCIO DELL' Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) all’ILVA S.p.A se non dopo l’indicazione (produzioni di dati e documenti) da parte della società: 1) delle tecnologie utilizzate per prevenire o ridurre le emissioni inquinanti (in particolare, benzene, PCDD-PCDF (diossine), polveri metalliche e IPA); 2) delle misure previste per controllare tali emissioni; 3) delle migliori tecniche disponibili utilizzate per prevenire o ridurre tali emissioni.

mercoledì 5 novembre 2008

Enel:L'energia che ti ammazza!



Interessante articolo...che la dice lunga sulle promesse, sulla legalità delle industrie e anche qui come per incanto compare..ENEL :l'energia che ti ammazza!

mercoledì 5 novembre

Il Generale Giannini va all’attacco… e si fa male. Da solo!


del Prof. F.Ortolani


La Repubblica di ieri (03/11/2008) ci ha informato che il Generale, braccio destro di Bertolaso, dopo avere scoperto nei pressi della cava del Poligono di Chiaiano “ben 10 mila tonnellate di amianto e vari rifiuti pericolosi. Alcuni, si badi, conservati in alcuni sacchi con etichetta Enel” è partito all’attacco a testa bassa usando come arma frasi tipo “A Chiaiano non difendevano il verde ma l’amianto” e “i vari Ortolani e…, che sostengono la protesta, dov´erano quando si seppellivano questi veleni?». Il Generale ha “sparato” queste frasi come “bazookate”, magari all’uranio impoverito. Peccato che le abbia ripescate dallo stantio repertorio del suo capo che ha pronunciato frasi simili nella cerimonia della “Giornata del Creato” organizzata dalla CEI a Napoli il 13 settembre c.a. riferendosi all’inquinamento del territorio campano che sarebbe avvenuto grazie alla collusione tra malavita e vari personaggi (funzionari, politici, imprenditori e anche cittadini che hanno garantito la copertura agli illeciti affari). Affermazioni simili offendono solo l’Esercito Italiano che il Generale rappresenta. Basta leggere i dossier di Legambiente, come ad esempio quello del 1994, per verificare che accuse documentate sono state ripetutamente, e inutilmente, poste all’attenzione dei rappresentanti delle Istituzioni Pubbliche che devono tutelare l’ambiente anche dagli ecocrimini. Come ha detto il presidente di Legambiente Campania, è stato proprio lo Stato ad essere assente per troppi anni nelle terre di Biutiful Cauntri. Per Bertolaso e Giannini (e per chi li ha mandati) i campani, oltre ad essere tutti sporchi e cattivi, devono essere anche tutti stupidi. Scientificamente ragionando, l’invenzione del Commissariato Straordinario, che si basa su una imperfezione della legge istitutiva della Protezione Civile (la 225 del 1992), ha consentito uno smisurato abuso di poteri sempre più dittatoriali e la “legalizzazione” dell’uso spregiudicato delle finanze pubbliche con modalità non consentite dalle leggi ordinarie; solo gli ingenui, le persone interessate e quella parte dei mass media servile e velinara possono ancora pensare che sia una struttura creata per risolvere radicalmente il problema rifiuti della Campania. Nell’intervento del Generale spicca il seguente concetto autodifensivo: mentre la malavita inquinava la Campania nessuno vedeva e protestava e solo il Commissario di Governo, con poteri sempre più assoluti che gli conferiscono anche una indiscutibile infallibilità, può salvare la Campania. Si sa che il territorio di gran parte del casertano e del napoletano, storicamente, è sotto il controllo della malavita organizzata, come è noto alle pubbliche istituzioni civili e militari che hanno anche il compito di combattere gli affari illeciti. La confederazione di “imprese malavitose”, mai contrastate degnamente e radicalmente, tra le più potenti economicamente e militarmente d’Italia sono presenti anche nelle istituzioni che contano (elettive e non, compreso il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti) come evidenziato da varie indagini della magistratura. I cittadini hanno notato che i rappresentanti delle istituzioni militari e civili pubbliche “non hanno visto” le file dei camion che dopo essere partiti, hanno viaggiato e poi scaricato indisturbati veleni (provenienti anche dall’ENEL) in Campania.

E’ in questo quadro, in assenza di intervento dello Stato, che solo Bertolaso e il Generale non riescono a comprendere, che è avvenuto l’illecito sversamento di rifiuti e l’arricchimento della “confederazione”; si sono resi conto i vari Commissari di Governo di avere continuato a realizzare e a progettare numerosissimi e costosissimi impianti proprio nelle “sabbie mobili” rappresentate dal territorio sotto controllo militare “confederato”? Il messaggio che stancamente il Generale rilancia con furbesca malizia è semplice, banale e diretto: i cittadini che non protestavano contro l’inquinamento attuato dalla malavita e che invece si agitano contro gli interventi del Commissario di Governo sono evidentemente sottomessi alle organizzazioni criminali e da queste spinti ad agire. Vale a dire che lo Stato da 14 anni è costretto ad usare i poteri speciali sempre più dittatoriali e a spendere “disinvoltamente” ingenti risorse finanziarie pubbliche, impiegando “uomini di grande valore” e imprese di livello nazionale di “riconosciuta capacità“, e non ha ancora risolto il problema dei rifiuti in Campania per colpa esclusiva dei cittadini che sono sporchi e cattivi. Per tranquillizzare il Generale, mi dichiaro onorato di essere nei suoi pensieri come sono già stato onorato di stare nei pensieri di Bertolaso e della Reggente del Commissariato nella primavera 2007, quando parlando dello scrivente, senza sapere di essere intercettati (Corriere della Sera «Una discarica da truccare. Aiutateci voi» del 28 maggio 2008), si dicevano preoccupati perchè non si poteva riempire la discarica di Terzigno, nel Parco Nazionale del Vesuvio e per di più in zona SIC (Sito di interesse comunitario) e ZPS (Zona a protezione speciale), con rifiuti non trattati e stabilizzati perché c’era il rischio «che il primo Ortolani (l’autore della presente nota!) che passa ci manda tutto per aria». Generale, ecco dov’ero, ad esempio, nella primavera 2007; posso continuare ancora, se Le interessa. Piuttosto stia attento a scendere nella Cava del Poligono di Chiaiano perché vi è un reale e grave pericolo di crollo catastrofico di ingenti volumi di tufo fratturato e tenga sempre presente che il progetto di “messa in sicurezza” è sbagliato e non garantisce l’incolumità dei lavoratori civili e dei militari di cui Lei è responsabile. A proposito poi delle insidie che minacciano la discarica “modello” di S. Arcangelo Trimonte, miseramente franata in agosto nonostante lo scrivente vi avesse avvertiti e consigliato dove realizzarla in sicurezza, stia attento alle reali insidie che non sono rappresentate dai cittadini ma dalle frane che si rinvigoriscono con le piogge. Contro quest’ultime non servono le “bazookate”, ma professionalità trasparenza e buon senso. I poteri speciali possono essere affidati solo a persone al servizio di tutti i cittadini e non solo delle lobbies parassitarie!

martedì 21 ottobre 2008

Dal Corriere della Sera online di oggi.

Buona lettura e ricordate...non siamo esenti da tutto questo!
E volevo fare una piccola considerazione,voi pensate che le industrie di Taranto e dintorni non siano in regola con i permessi,le autorizzazioni?Vi dico si! Sono in regola, la Ministra Prestigiacomo si è anche rifiutata alla richiesta della Regione Puglia di rivedere e abbassare i valori permessi perchè secondo lei non esiste allarme.
Stessa storia vale per il presente e il futuro dell'Alto Lazio .
L'ambiente va tutelato è il primo ingranaggio del ciclo della vita.


http://www.corriere.it:80/cronache/08_ottobre_21/fumo_diossina_3e4495ce-9f40-11dd-b0d4-00144f02aabc.shtml

Le nuove cifre dell'Ines: qui si produce il 92% del «veleno» italiano.
Gli ambientalisti contro l'Ilva che si difende: siamo in regola
A 13 anni ha il tumore da fumo. «E' la diossina»
Il medico: mai visto un caso così. Industrie, Taranto città più
inquinata dell'Europa occidentale.
Tre mamme con il latte contaminato, cinque adulti con il livello più
alto del mondo, 1.200 pecore da abbattere
DAL NOSTRO INVIATO
TARANTO --- Tre anni fa, S. aveva 10 anni. E senza aver mai fumato una
sigaretta in vita sua era già conciato come un fumatore incallito. Un
caso simile, Patrizio Mazza, primario di ematologia all'ospedale
«Moscati» di Taranto, non l'aveva mai visto. E nemmeno la letteratura
medica internazionale lo contempla. Anche a cercare su Internet, la
risposta è negativa: « No items found ». Per questo, Mazza temeva di
avere sbagliato diagnosi. Invece no. Quel bimbo aveva proprio un cancro
da fumatore: adenocarcinoma del rinofaringe. Come tanti altri tarantini,
specie quelli del Tamburi, «il quartiere dei morti viventi».

A Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più
inquinata d'Italia e dell'Europa occidentale per i veleni delle
industrie. L'inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo
per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto,
ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di
ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi
dati stimati dall'Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro
sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata
«Toxic Linfen», e la romena Copsa Miça, le più inquinate del mondo per
le emissioni industriali.

Ma a Taranto c'è qualcosa di più subdolo. A Taranto c'è la diossina. Qui
si produce il 92% della diossina italiana e l'8,8% di quella europea.
«In dieci anni --- dice Mazza --- leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati
del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e un caso come quello di S. è
un codice rosso sicuramente collegato alla presenza di diossina. Se nei
genitori c'è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge,
ma nei figli».

Tre mamme il cui latte risulta contaminato dalla diossina, cinque adulti
che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto
del mondo, 1.200 pecore e capre di cui la Regione Puglia ordina
l'abbattimento, forti sospetti di contaminazione nel raggio di 10
chilometri dal polo industriale (con i monitoraggi sospesi perché sempre
«positivi ») sono, più che un allarme, una emergenza nazionale. La
diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n'è per 9 chili, il triplo
di Seveso (la città contaminata nel 1976). Ma sono sette le sostanze
cancerogene e teratogene che, con la diossina, colpiscono Taranto come
sette piaghe bibliche.

Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si
discute, Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un'occhiata,
oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema.
Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano,
di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva»,
dicono le associazioni ambientaliste. «Siamo in regola e abbiamo anche
investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», replica
l'Ilva, che l'anno scorso ha realizzato utili per 878 milioni, 182
milioni in più dell'anno prima e il doppio del 2005.

L'Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi.
L'Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora
meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori.

Nel 2006, Ilva e Regione Puglia hanno anche firmato un protocollo
d'intesa, ma con scarsi risultati. La «campagna di ambientalizzazione»
procede a rilento e sembra che l'Ilva intenda concluderla nel 2014,
proprio quando scadrà il Protocollo di Aarhus, recepito anche
dall'Italia, che impone ai Paesi membri di adottare le migliori
tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi.

Eppure a Servola, Trieste, acciaierie «Lucchini», per risolvere il
problema è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e Lavori
pubblici, che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare
i limiti europei. In due anni, grazie anche alle pressioni della
confinante Austria, il miracolo: dalla maglia nera, in tandem con
Taranto, Servola è diventata un centro di eccellenza, con la diossina
abbattuta fino al teutonico limite di 0,1 nanogrammi.

Certo, con una legge regionale, o con un decreto come quello friulano,
si eviterebbe anche il referendum sull'Ilva, giudicato ammissibile dal
Tar di Lecce e sicura fonte di drammatiche spaccature fra i 13 mila
dipendenti del siderurgico.
Invece c'è soltanto una delibera del consiglio comunale di Taranto che
chiede timidamente alla Regione «di fare come in Friuli».
Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania.

Carlo Vulpio